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Era venuta primavera.
Niente ciliegi in fiore. Solo un tepore inquieto.
La neve in grumi, nera, sperava la sera per sciogliersi solo un poco.
Il parco era affollato. Gente con i cani, arrivisti in scarpe da tennis. Qualche suonatore di banjo, qualche diablista lontano.
 
La panchina era ancora Inverno.
Lui sedeva.
Lei, accovacciata.
Le gambe divaricate nei jeans si sbottonavano al sole.
Paola si schiudeva all’ombra del pioppo.
Un freddo temibile. Ed era già primavera.
 
Per Maturata Buona Opinione. Per necessità. Si colmarono l’un l’altra con zelo.
 
Paola pensava in fretta all’inverno. A come il solo sole lo mutasse estate.
Ai raffreddori che ne sarebbero seguiti.
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